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NOVELLA XLV 151 la bellezza de la sua rema vagheggiando, più di giorno in giorno infiammandosi, tanto se ne stava che elle di chiesa partivano. E se talora per qualche accidente che le disturbasse le reine a la chiesa non venivano, non rimaneva pertanto messer Filippo che egli, secondo che più in destro gli veniva, non andasse almeno a visitar il luogo ove la sua donna soleva vedere. Quivi l’impaniato giovine ai suoi amori pensando, ora di speme armandosi e ora in disperazione cadendo, rivolgeva per l’animo mille pensieri; e quantunque conoscesse la sua scala non aver gradi per salir tant'alto, nondimeno egli non si puoté dal suo fiero proponimento rimuover già mai, anzi gli pareva che quanto più difficile e perigliosa fosse l’impresa che tanto più gli cre¬ scesse il desio di seguirla e di mettersi ad ogni rischio. Se talora per via di diporto andavano le reine spaziando per le contrade e giardini d'Ispruc, egli di brigata con gli altri cor- tegiani le accompagnava, non gli parendo mai aver ora di ri¬ poso se non quel poco di tempo che egli o vedeva essa reina Anna o le era vicino. Erano in quei medesimi tempi molti gentiluomini nostri fuorusciti di Lombardia in Ispruc, i quali per la maggior parte seguivano il signor Francesco Sforza se¬ condo, col cui mezzo speravano, recuperando egli la duchea di Milano, esser a le loro patrie restituiti. V’era anco cameriero d’esso signor Francesco messer Girolamo Borgo veronese, gio¬ vine molto gentile e costumato col quale messer Filippo teneva stretta domestichezza. E perché di rado avviene che un fer¬ vente amore si possa tanto tener celato e coperto che in qual¬ che parte non si scopra e non dia di sé alcun segno, il vero¬ nese di leggero de le fiamme di messer Filippo s’accorse. Io altresì che era di continovo in corte e spesso era di brigata col Borgo e con esso messer Filippo, m’avidi troppo bene del suo amore; non perciò che il Borgo o io ci apponessimo al vero o che avessimo saputo indovinare di qual donna egli fosse invaghito. Ma veggendolo più del solito astratto e molto so¬ spiroso, e avendo avvertito che come poteva da la compagnia si rubava e tutto solo andava a’ suoi fieri accidenti pensando, e che per questa cagione egli era fatto malinconico e magro