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NOVELLA XLIV 143 rimase in modo fuor di se stesso che né rispondere né partir si sapeva, e stava proprio che chi veduto l’avesse in quel modo attonito e stupefatto più tosto ad una statua di marmo che ad uomo l’averebbe assimigliato. Era la marchesana bellissima e vaga e cosi baldanzosa e lasciva,'con dui occhi che amoro¬ samente in capo le campeggiavano, che se, Fedra cosi bella e leggiadra fosse stata, io porto ferma credenza che averebbe a’ suoi piaceri il suo amato Ippolito reso pieghevole. Ora veg¬ gendo la marchesana che il suo signor Ugo non s'era turbato e che anco non si levava, ma se ne stava immobile e motto alcuno non diceva, fece pensiero mentre il ferro era caldo te¬ nerlo ben battuto e non gli lasciar tempo di prender ardire di risponderle, o pensar quanta fosse la sceleraggine che si ordiva e vituperosa ed enorme l’ingiuria che al padre faceva, ed al¬ tresì a quanto rischio e periglio si metteva. Avendone ella l’agio, un’altra fiata avvinchiatogli il collo con le braccia e lascivis¬ simamente basciandolo e mille altri scherzi e vezzi disonesti facendogli e dolcissime parole usando, di modo inescò ed ab¬ bagliò il misero giovinetto che egli sentendosi crescer roba per casa e già la ragione avendo in tutto dato il freno in mano al concupiscibile appetito, egli anco cominciò lascivamente a ba- sciare e morsicar lei e porle le mani nel candidissimo petto e le belle, tonde e sode poppe amorosamente toccare. Ma che vado io ogni lor particolarità raccontando? Eglino volentieri in quel punto averebbero dato compimento a le lor voglie, ma non si fidando del luogo, dopo l’aversi insieme accordati di trovar luogo commodo ai loro piaceri, conchiusero che non era possibile potersi senza manifestissimo periglio insieme godere se d’una de le sue donne ella non si fidava. Presa questa conchiusione, la marchesana considerate le qualità de le sue donne fece ele¬ zione d'una che molto più che nessuna altra le parve esser suf¬ ficiente. Cosi un giorno presa l’oportunità, a lei il suo deside¬ rio manifestò e cosi bene la seppe persuadere che la donna le promise di far tutto quello che ella le commetteria. Da l’altra banda il conte Ugo partitosi de la camera restò si ebro del co¬ cente amore de la matrigna che in altro che ne le bellezze di