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142 PARTE PRIMA dei suoi amici cacciò il detto Azzo fuor de la signoria e col mezzo dei veneziani lo fece mandare in essilio ne l’isola de la Candia, ove miseramente il povero signor è morto ? Guardate che simil dis¬ grazia non intra venga a voi, e che di tanti bastardi quanti ce ne sono, uno non vi faccia, come si costuma dire, la barba di stoppa e vi mandi a sparviero. Io per me, quando altro di vostro pa¬ dre avvenisse, per voi a rischio e la roba e la vita metterei, a ciò che lo stalo, secondo che è il devere, ne le vostre mani si ri¬ manesse. E ben che cominunemente si dica che le matrigne non amano i figliastri, nondimeno voi potete esser sicurissimo che io più che me stessa assai v’amo. Avesse pur voluto Iddio che di me quello fosse avvenuto che io già sperai, imperciò che quando primieramente il signor mio padre mi ragionò di ma¬ ritarmi in Ferrara, egli mi disse eh 'io devevo sposarmi con voi e non con vostro padre; né so io come poi il fatto si mutasse. Che Dio perdoni a chi di cotal baratto fu cagione! Voi, signor mio, ed io siamo di convenevol età per esser congiunti insieme. Il perché assai meglio ci saremmo accoppiati tutti dui insieme che io non faccio col marchese. E tanto più fòra stata la vita mia lieta e contenta avendovi voi per marito e signore che ora non è, quanto che io prima amai voi che il marchese, essen¬ domi stata data speranza che io deveva divenir vostra e voi mio. E per dirvi il vero io sempre affettuosissimamente v’ho amato ed amo più che l'anima mia, né m’è possibile che io ad altro mai rivolga i pensieri che a voi, si fattamente ne le radici del core mi séte abbarbicato. Onde, dolcissimo signor mio e lume degli occhi miei — e questo dicendo, perché erano soli in camera, gli gettò le braccia al collo ed amorosamente in bocca lo basciò due e tre volte, — abbiate di voi e di me compassione. Deh, signor mio, rincrescavi di me e siate cosi mio come io sono e sarò eternamente vostra, ché se questo fa¬ rete, e voi senza dubio rimarrete de lo stato signore e me d’in- felic.jsima che sono farete la più felice e contenta donna del mondo. — Il conte Ugo che pure attendeva a qual fine i di¬ scorsi ragionamenti de la marchesana devessero riuscire, a que- st’ultime parole e agli amorosi e soavissimi basci da lei avuti