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NOVELLA XLIV 141 combattendo in lei vergogna ed amore, a la fine da amore sospinta che ogni vergogna e rispetto via aveva fatto fuggire, tutta nel viso divenuta vermiglia e spesso sospirando, con tremante voce e interrotte parole che le cadenti lagrime e singhiozzi impedi¬ vano, in questa guisa a la meglio che ella puoté a parlar comin¬ ciò: — Io non so, dolcissimo signor mio, se voi mai avete pensato sovra la poco lodata vita che il marchese Niccolò vostro padre fa e i modi che egli tiene, i quali veramente sono tali che sem¬ pre mi saranno cagione d’una perpetua mala contentezza. Egli poi che rimase, morendo la felice memoria de la signora vostra madre, vedovo, si diede di si fatta maniera dietro a le femine che in Ferrara e per il contado non ci è cantone ove egli non abbia alcun figliuolo bastardo. Credeva ciascuno che dopo che mi sposò egli devesse cangiar costumi ; ma perché io sia sua moglie divenuta, in parte alcuna non s’è mutato da la sua perversa consuetudine, ché, come faceva, quante femine vede tante ne vuole. E credo per giudicio mio che egli prima ci la¬ scerà la vita che mai lasci di prender piacere con questa e quel- l’altra femina, pur che ne trovi. Ed essendo signore, chi sarà che gli dica di no? Ma quello che peggio mi pare è che egli più stima fa di queste sue puttane e triste femine e dei figliuoli da loro avuti che non fa di me né di voi che di cosi vertuosa e nobil signora nasceste. E se voi ci avete posta la fantasia, ve ne sarete di leggero potuto accorgere. Io sentii essendo ancora in casa del signor mio padre dire ad un nostro cancegliero «.he molto si dilettava di legger croniche, che tra i nostri antichi il signor Fresco indegnato contra Azzo secondo suo padre lo uccise, perché Azzo gli aveva menata matrigna in casa, che era perciò figliuola di Carlo secondo re di Napoli. Per questo io non vo’ già che voi vi bruttiate le mani nel sangue di vostro padre divenendo di lui micidiale, ma vo’ ben dirvi che debbiate aprir gli occhi e diligentemente avvertire che non restiate qualche giorno beffato e schernito e con una canna vana in mano. Non avete voi sen¬ tito dire come vostro padre, non toccando a lui il marchesato di Ferrara perché non era di legitimo matrimonio procreato, e di ragione apparteneva al signor Azzo quarto, che col favore