Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, II.djvu/110


NOVELLA XLI 107 consegliato, quell ’ ¡stesso giorno publicamente per moglie la sposò e le nozze tumultuarie fece, come se Sofonisba più non devesse esser in arbitrio de’ romani poi che da lui era sposata. Venne dopo questo Lelio, il quale avendo inteso queste nozze se ne turbò fortemente e si sforzò mandar Sofonisba come preda romana insieme con Siface a Scipione. Ma dai prieghi e da le lagrime di Masinissa vinto, che il giudicio del tutto rimetteva a Scipione, mandò Siface con gli altri prigioni e preda e attese insieme con Masinissa a la recuperazione degli altri luoghi del regno, per non ritornar in campo se la provincia non veniva tutta in mano dei romani. Aveva ben prima esso Lelio minuta¬ mente del successo del matrimonio avvisato Scipione, il quale intendendo queste cose e la celebrazione di cosi precipitate nozze si turbò molto forte ne l’animo suo, meravigliandosi che Masinissa non avesse prima aspettato Lelio e che quel di che entrato era in Cirta avesse fatte queste mal consegliate nozze. E tanto più il fatto di Masinissa a Scipione dispiaceva quanto che egli era da simili disconvenevoli e disonesti amori in tutto alieno, di modo che in Spagna non s’era da bellezza né leggia¬ dria di donna lasciato piegare dal suo onesto e lodevole proposto già mai. Pertanto giudicava l’atto di Masinissa esser stato fuor di tempo, poco onorato e degno d’esser biasimato da qualunque persona lo sapesse. Tuttavia come savio ch’egli era e prudente, dissimulava ciò che nel core aveva, aspettando l’occasione di por rimedio a tutto. Ora devendo insieme con Lelio Masinissa ritornar in campo, quali egli ragionamenti con Sofonisba facesse, quante lagrime spargesse, quanto sospirasse, se io volessi nar¬ rare averei troppo che fare e mi mancherebbe il tempo. Egli due o tre notti, che furo a tanti desiri brevi e scarse, a pena era seco giacciuto e già sapeva che Lelio quella come prigionera richiedeva. Il perché di grandissima angoscia pieno e vari pen¬ sieri facendo, da lei si parti e in campo se ne ritornò. Scipione onoratamente l’accolse e vide, e a la presenza de l’essercito e lui e Lelio lodando, quanto fatto avevano molto commendò. Poi nel suo padiglione menandolo gli disse: — Io penso, Masinissa mio, che l’openione che de le mie vertù avuta hai, primieramente ti