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io6 PARTE PRIMA consorte! O veramente aventurosa e felicissima mia rovina, o fortunatissima mia disgrazia, se cosi glorioso e senza fine da de¬ versi desiderar matrimonio ni’era apparecchiato! Ma perché i dèi a me son contrari e il debito fine de la mia vita è giunto, cessa ormai, signor mio caro, di raccender la mia ammorzata anzi spenta speranza, perciò che in tal stato mi veggio che indarno contra il voler dei dèi ti affatichi. Assai gran dono ed in vero grandissimo riputerò da te ricevere se morir mi farai, a ciò che per tuo mezzo o con le tue mani, ché molto più grato mi fia, morendo esca de la téma di servir ai romani e venir in poter loro, e questa anima libera ai Campi Elisi se ne vada. L’ultimo termine dei miei prieghi e tutto quello che io da te desio e eh’ io supplico è il fuggir le forze romane e non esser a quelle sog¬ getta. Questa è la meta e il fine dei preghi miei e d’ogni mia domanda. L’altre cose che tu la tua mercé mi offerì, io non ardirei non dico chiederle ma desiarle, ché a dir il vero lo stato adesso de la mia fortuna tanto alto salire non presume. Prego bene l’eterno Giove con tutti gli altri dèi che il tuo buon animo verso me riguardando, lungamente l’acquistato re¬ gno godere ed a maggior termini quello ampliar ti lascino. Io poi quelle grazie che per me si ponno maggiori ti riferisco. — Furono si efficaci queste parole che Masinissa non puoté mai le lagrime affrenare, ma per pietà de la donna lagrimante pian¬ gendo, ultimamente cosi le disse: — Lascia, reina mia, questi tuoi pensieri e rasciugando il pianto metti fine al dolore e sta’ di buon animo, ché questa fortuna a te cosi noiosa ed avversa can¬ gerà stile e i dèi con meglior successo il rimanente de la vita tua perseguiranno. Tu moglie mia sarai e reina, e di questo la fede mia chiamando li dèi in testimonio ti obligo ed impegno. Ma se per caso — o Giove, noi consentire — io mi vedessi astretto a darti a’romani, vivi sicura che in poter loro viva non andarai. — Con queste promesse, in segno de la fede egli diede la destra a Sofonisba e con lei ne le stanze interiori del regai palazzo entrò. Quivi poi pensando Masinissa tra sé come la promessa fede a la donna serbasse, da mille pensieri combattuto e quasi la sua rovina palese veggendo, da temerario e mal sano amore