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NOVELLA XLI 103 poi generalmente da’ soldati molto amato, perciò che con loro non da figliuolo di re o come prencipe viveva, ma da guerriero privato e compagno con loro conversava, nomando ciascuno per proprio nome ed accarezzando ed onorando ciascuno secondo che meritava, servando però tuttavia un certo decoro di supe¬ riore. Aveva già egli per mezzo di Sillano, essendo in Spagna, fatta privatamente amicizia con quello Scipione che poi fu chia¬ mato Affricano e che alora con imperio proconsolare gloriosa- mente in quella provincia i cartaginesi debellava. Fece lega poi con i romani, e santissimamente fin che visse l’amicizia del popolo romano osservò e quella ai figliuoli e nipoti lasciò ere¬ ditaria. Cominciata adunque la guerra ne l’Affrica dai romani, egli subito con quelle genti che puoté avere venne a trovar il suo Scipione. Non dopo molto essendo Siface rotto e preso, andò Masinissa con Lelio a pigliar le città del reame che già fu di Si- face, e al capo de la provincia, che era la città di Cirta, indirizzò l’essercito. Era in quella Sofonisba moglie di Siface e figliuola di Asdruballe di Giscone, la quale aveva alienato l'animo del ma¬ rito dai romani con i quali era collegato, e mediante le suasioni di quella s’era messo per diffender i cartaginesi. Sofonisba sen¬ tendo che i nemici erano già entrati in Cirta e che Masinissa dritto al reai palazzo se ne veniva, deliberò andargli incontra e veder d’esperimentare la benignità e clemenza di lui. Onde ne la calca de’ soldati che già nel palazzo erano entrati, animosamente si mise e andando innanzi quinci e quindi si rivolgeva, risguar- dando se fra tanta moltitudine poteva a qualche segnalata cosa conoscer Masinissa. Ella in questo vide uno il quale a l’abito e a l'arme che indosso aveva e al rispetto che da ciascuno gli vedeva usare, giudicò quello senza dubio veruno esser il re. 11 perchè dinanzi a quello inginocchiata, in questa maniera pieto¬ samente a parlar cominciò : — Poi che la tua vertù e la felicità insieme con il favore degli dèi hanno permesso che tu abbia ri¬ cuperato il tuo antico regno, vinto e preso il tuo nemico e che tutto quello che più t’aggrada tu di me puoi fare, io però da la tua mansuetudine e clemenza confortata prenderò ardire con supplichevoli voci pregarti e prima basciarti le vittrici mani. —