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novella v 93

IL BANDELLO
al molto valoroso signor
il signor
CESARE FIERAMOSCA
luogotenente de l’illustrissimo signor
Prospero Colonna


Abbiamo noi lombardi un proverbio che molto spesso si costuma dire, cioè che il lupo muta pelo e non cangia vizio. E perché i proverbi son parole approvate, conviene che il piú de le volte siano vere; onde quando si vede uno invecchiato in una costuma o buona o rea che si sia, si può fermamente credere che egli il piú de le volte in quella morrá. Può l’uomo da bene peccare, e di fatto talora pecca, ma per non essere al male avvezzo, con l’aiuto de la misericordia di Dio s’avvede del suo errore e pentito ritorna a la via dritta. Gli uomini sconci e scelerati che nel mal operare hanno fatto il callo, si vedeno a le volte far buone e vertuose opere, ma poco durano in quelle, anzi ritornano a la loro pessima vita. E la ragione di questo è che, come l’uomo con i frequenti atti ha fatto l’abito e consuetudine in una cosa, quell’abito o consuetudine difficilmente si può rimuovere. E ragionandosi, non è molto, in casa del nobilissimo signor Galeazzo Sforza signor di Pesaro, che era in Milano, a la presenza de la molto vertuosa signora Ginevra Bentivoglia sua consorte di questa materia, perciò che si diceva d’un vecchio che piú di venti anni aveva sempre tenuto una concubina e morendo non l’aveva voluta lasciare, il magnifico messer Paolo Taeggio dottor di leggi narrò un mirabil accidente in Milano avvenuto, che fece meravigliar senza fine tutti quelli che l’udirono. E certamente il caso è degno di ammirazione e di pietá, e se non fosse meschiato di cose sacre,