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gradimento da V. A. S., alla quale compete ancora sopra di quella un diritto più particolare, mercè1 quel tanto, che contribuirono agli avanzamenti di così nobile professione, il genio2, l’amore, il diletto, l’applicazione, e la munificenza dei di lei3 gloriosissimi antenati. A me poi corre un titolo di vantaggio per implorare il sovrano patrocinio di V. A. a queste mie fatiche, le quali se furono concepite sotto i benigni auspici del serenissimo principe cardinale Leopoldo di G. M., Zio di V. A., allora che in occasione di assortire la vasta raccolta de’suoi disegni, degnatosi valersi della mia debolezza, mi animò co’ suoi comandamenti ad intraprenderle, sono state dopo da me proseguite con quel gran cuore, che mi ha fatto il crederle non disapprovate dall’A. V. S., alla quale profondamente m’inchino.

Di V. A. S.

Firenze li 13 Aprile 1681.

Umiliss., e obblig. Serv. e Vassallo
FILIPPO BALDINUCCI.


  1. Mercè di quel tanto, bisogna dire. I Moderni cadono spesso in questo errore.
  2. Anche la parola genio in questo senso non è di buon conio. Bisogna dire ingegno.
  3. Gli scrittori più purgati avrebbero detto: dei suoi,