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formità della legge di ereditarietà che ne è la base principale, nasce una minoranza di individui più o meno ricchi e fortunati, e nascono dei milioni di esseri umani diseredati e infelici.

La società borghese dice allora a tutti questi individui: Lottate, disputatevi il premio, il benessere, la ricchezza, il potere politico. I vincitori saranno felici. Ma almeno in questa lotta vi è eguaglianza? Niente affatto. Gli uni, il numero più piccolo, sono armati di tutto punto, forti dell’istruzione e della ricchezza ereditate, mentre i milioni di uomini del popolo si presentano sull’arena quasi nudi, con l’ignoranza e la miseria che hanno ereditato. Quale può essere il risultato di questa concorrenza che essi dicono libera! Il popolo soccombe, e la borghesia trionfa ed il proletariato è costretto a lavorare come un galeotto per il suo eterno vincitore, il borghese.

Il borghese ha un’arma contro la quale il proletariato non avrà mai la possibilità di difendersi fino a che questa arma il capitale — che oggi in tutti i paesi civili è diventato il principale impulso per la produzione industriale — sarà rivolta contro di lui.

Il capitale, come oggi è costituito, non opprime solo il proletariato, ma rovina, espropria e riduce alla miseria una infinità di borghesi. La causa di questo fenomeno che la media e la piccola borghesia non capiscono quanto è necessario, se addirittura non l’ignorano, è tuttavia semplicissima. In seguito alla concorrenza, a questa lotta a morte che grazie alla libertà conquistata dal popolo a favore dei borghesi impera oggi nel commercio e nell’industria, tutti i fabbricanti sono costretti a vendere i loro prodotti, o meglio i prodotti dei lavoratori che essi sfruttano, al prezzo il più basso possibile. Sapete per esperienza come oggi i prodotti più cari vengono in quantità sempre maggiore; esclusi dal mercato per opera dei prodotti a buon mercato, anche se questi sono assai meno perfetti di quelli. Ecco quindi una prima funesta