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altri individui. L’uomo animale si trasforma in essere umano, e cioè pensante, solo con questa conversazione e per mezzo di questa conversazione. La sua individualità in quanto umana, e la sua libertà sono perciò il prodotto delle collettività.

Solo col lavoro collettivo l’uomo riesce ad emanciparsi dalla pressione tirannica che la natura esterna esercita su ognuno; perchè il lavoro individuale, impotente e sterile, non saprebbe vincere mai la natura. Il lavoro produttivo, quello che ha creato tutte le ricchezze e tutta quanta la nostra civiltà è stato sempre un lavoro sociale collettivo; solo che fino ad oggi esso è stato ingiustamente sfruttato da parte di alcuni individui a danno delle masse operaie. Allo stesso modo, l’educazione e l’istruzione che formano l’uomo, questa educazione e questa istruzione della quale lor signori i borghesi sono così fieri, e che essi spandono con tanta parsimonia tra le masse popolari, sono anche esse il prodotto della società tutta intera. Il lavoro, e dirò di più, il pensiero istintivo del popolo le creano, ma fino ad oggi le hanno create a solo profitto degli individui borghesi.

Anche in questo caso si tratta dello sfruttamento di un lavoro collettivo da parte di individui che nessun diritto hanno di fare monopolio del prodotto.

Tutto quanto vi è di umano nell’uomo, e più di ogni cosa la libertà, è il prodotto di un lavoro sociale, collettivo. L’essere libero in un isolamento assoluto è una delle assurdità inventate dai teologi e dai metafisici, i quali hanno sostituito la società degli uomini con quella della loro fisima, di dio. Ognuno, dicono, essi, si sente libero alla presenza di dio, del vuoto assoluto cioè del nulla; è dunque la libertà del niente o meglio il niente di libertà la servitù. Dio, l’invenzione di dio, è stata storicamente la causa morale o meglio immorale, di ogni servaggio.

In quanto a noi che non vogliamo fantasmi e non vogliamo il nulla bensì la realtà umana, vivente, noi