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92 — merenda^ una bella pappa col pomodoro! La man¬ gerò per amor tuo, e vedrai che il tuo Albertino non è secondo ad Arturo nel voler bene alla sua mamma! — Bravo ! — disse alla sua volta il signor Angelo — è così che si vincono tante sciocche ubbìe.... — In quel mentre Guidò- chiese dell’ altro pane. — O la midolla che hai davanti, non la mangi ? — gli domandò Alberto. — La midolla? — disse Guido arrossendo — io non la mangio mai; la do al canino. — Perchè? — Oh bella! Perchè non mi piace; vuoi che la mangi per forza? — Sarebbe bene, Guido mio, che tu ti ci avvez¬ zassi; — disse dolcemente la signora Clotilde — se tu sapessi quante povere creature sarebbero felici se potessero avere il pane che tu sciupi! E forse men¬ tre il tuo canino si leva la fame, tanti poveri non se la levano. — % Guido tacque mortificato, e mangiò la midolla del pane. Così ebbe fine il pranzo, dopo il quale i due bam¬ bini vennero a trastullarsi un po’ con me. Ma era tar- duccio, eppoi non mi sentivo troppo bene ; fui perciò portato nel giardino, in una specie di casina verde, tutta coperta, nella (piale non mancava nulla di tutto ciò che occorre a far lieta e ben pasciuta la vita d’un mio simile; ma io mi vi accomodai a malincuore, chè la signorile agiatezza, il lusso e i pasti copiosi, non potevano, ornai lo sentivo, farmi dimenticare le ca¬ rezze della mamma e il sorriso della Marietta. —