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J — 84 — loro padroni, eseguiscono vari giuocM ; tirano su dei piccoli secchiolini che contengono il loro cibo e la lóro bevanda; danno fuoco alla miccia d’un cannone grosso quanto un dito mignolo, fanno il morticino e altri giochetti simili. — Men tre la signora Clotilde se ne stava ragionando in tal modo, io, annoiato un po’ di star lì fermo, m’ero mosso adagio adagio ; e senza che nessuno se ne avvedesse, avevo infilato bravamente una specie di boschetto, dove c’ era uno stare di paradiso ; però non mi ci fermai e seguitai a girandolar pel giar¬ dino, ora a caso, ora intento a guardar di bel uuovo le cose già note. Il mio pensiero, però, era sempre rivolto a’miei buoni amici di Vesjpignano : mi pareva inili’ anni dacché non gli avevo visti, e non erano trascorse neppur ventiquattr’ ore. Cammina cammina, mi trovai presso una, porta tutta di vetri colorati, aperta a spicchiolino. Dava in una stanzetta allegra, parata di celeste e co’ muri quasi ricoperti di libri e di disegni; da una parte vidi un elegante scrittoio con tutto il bisognevole per istudiare; penne, lapis, carta, ceralacca; da quel- l’altra un tavolincino tondo, carico di lane, di nastri, di cotone e di altri oggetti necessari • per lavorare. — Secondo me, questa è la stanza dove sta la signora; — dissi — e ritto sullo scalino, rimasi per due minuti indeciso se dovevo tornare indietro o penetrare nel santuario. L’istinto vagabondo e la curiosità che anche in noi altri pulcini si fa sentire, la vinsero, e spiccato un leggiero salto che avrebbe fatto onore a qualun- — 85 —