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— 72 — Io non sono un chiacchierino, non sono un disat¬ tento. Io, quando la Marietta, che Dio la benedica, leggeva nell’orto certi- be’ fatti che facevano pian¬ gere anche lo zio Giampaolo, il quale a dire il vero, non era troppo tenerino, stavo attento e non per¬ devo un ette del racconto. Così seppi, molte belle cose, fra le quali anche il fatto di questo Ugolino, che a quanto pare, era un signorone pisano d’una gran buona famiglia. Un giorno (i cattivi giorni ven- gon per tutti) il povero conte perde la bussola e ne fece una piuttosto bruttina. Quelli che allora comandavano, non stettero a far discorsi; lo rinchiusero, proprio come me, in uno stanzino, lo tennero in dieta assoluta e dopo, chi s’è visto s’è visto. Tormentato da que’ pensieracci che, come vedrete, non avevano un’oncia di senso comune, stava pro¬ prio per darmi alla disperazione, allorché la porticina della prigione si schiuse, e Albertino, bello come un raggio di sole, apparve sul limitare, trascinandosi dietro un grazioso carretto pieno di soldatini, di le¬ gno, s’intende. Mi augurò lietamente il buon giorno, buttandomi a’piedi un visibilio di ghiottonerie: minuzzoli di pane, chicchi di riso e una diecina di pinoli bell’e sbucciati. — Caro signorino ! — dissi fra me tutto conso¬ lato; e senza perdermi in complimenti, mi messi a divorare ogni cosa. Compiuta l’importante faccenda, alzai gli occhi e vidi che il padroncino mi faceva segno di seguirlo. Non me lo feci dire due volte, e traversa