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68 — come il vento e mi vedevo sparire davanti, senza avere il tempo di guardarli, e campi e alberi e monti. — Buon Dio ! — dissi fra me — che abbia a succe¬ dere altrettanto della mia felicità ? Povero topo cam¬ pagnolo, bada veh, die non avevi tutti i torti ! — Per tutta la strada non feci altro che sospirare; fortuna clxe il signor Albertino non se ne avvide, occupato coni’ era a discorrere co’ suoi genitori. Ogni tanto, però, mi guardava e mi metteva in bocca certi piccoli pezzetti di biscottini, de’ quali, a quanto pa¬ reva, doveva aver piene le tasche. Ma sì ! ci volevano altro che chicche, per con¬ solarmi ! Pensavo sempre alla mamma; e quando un fi¬ gliuolo pensa alla mamma che è lontana, e che forse piange, come volete che abbia il capo alle ghiot¬ tonerie °ì Arrivammo al palazzo che era notte fatta; scesi col nuovo mio padroncino in un’anticamera illuminata, e fui consegnato a una donna tutta vestita di nero che insieme a due servitori stava sulla porta a rice¬ verci, o, per meglio dire, a ricevere i signori Dal vi. Questa, dopo aver consultato la signora Clotilde che sorrideva guardandomi (Alberto cascava dal sonno), mi portò in uno stanzino buio buio e butta¬ tomi in un canto come si farebbe d’un cencio, mi lasciò con questo bel saluto : — Ci mancavi proprio tu, grullerello, a venire a farci confondere e a insudiciar la casa! Già spero die il girarrosto o il micio ci libereranno presto della tua presenza. — Come rimasi! Avrei voluto piangere e non po