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to la — 58 — Marietta ohe come tutti gli altri aveva prestato gran¬ dissima attenzione alle parole del signor Angelo — dunque le guerre, quando vengono fatte a propria difesa, non son poi tanto da condannarsi; allora, perchè dianzi ne ha parlato con tanta amarezza? — Perchè se ogni re si contentasse del proprio stato e ogni popolano della sua casupola, non ci sa¬ rebbe alcuna ragione di battersi, e vivremmo tutti d’amore e. d’accordo. Ma invece non è così, e ci vuol pazienza. Porse Iddio ci preparerà giorni migliori. — Con queste ed altre chiacchiere sullo stesso argo¬ mento s’era fatto tardi e, come piacque al Signore, il piccolo Alberto si decise a consegnarmi alla Tonia, che mi portò subito al pollaio. I miei fratellini dormivano saporitamente, non così però la mamma, la quale, appena mi vide, cacciò un gran sospirone, e si dispose a farmi delle domande intorno al modo con cui avevo impiegato la gior¬ nata ; ma io che cascavo dal sonno, la pregai ad aver pazienza fino al giorno dopo, che allora le avrei detto tutto, e mi addormentai placidamente. VIII. Muto padroni. Quei signori si trattennero qualche settimana, e se in casa ci fu baldoria, lascio immaginarlo a’ miei lettori. È vero che essi abitavano un villino annesso all’abitazione de’contadini, ma essendo tanto affa¬ bili e buoni, non stavano punto sull’ etichetta