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VI.

Povero galletto!


La padroncina, intanto si avvicinava sempre più.

Com’era graziosa quella mattina!

Tutta vestita di bianco, con una bella cintura color di rosa, con le trecce bionde sulle spalle, pareva tale e quale l'angiolino dipinto che teneva nella sua cameretta a capo del letto.

Appena mi vide: — Animo! — esclamò — venga ora a pulirsi, chè se l’avessero a vedere in codesto arnese, mi vergo¬ gnerei per lei. Su da bravo! —

E chinatasi a terra, mi prese fra le sue braccia, mi portò in camera sua, e dopo aver frugato e rifrugato un quarto d’ora nel cassettone, tirò fuori un nastrino color di rosa, e me ne cinse il collo facendomi un bel fiocchino su una parte; poi mi lasciò in libertà e s’avviò con sua madre verso la chiesa del villaggio.

Do-lon-don, do-lon-don, do-lon-don!

Le campane sonano a distesa, il cielo è turchino, gli uccelli cantano, è festa.

La massaia con la Marietta sono da un mezz’ora al cancello del podere; hanno un bel mazzo di fiori in mano, e ogni tanto danno un’occhiata sulla via maestra.

Si vede che aspettano i padroni.

Giampaolo e Geppino con le maniche della camicia rimboccate, un bel grembiulone di bucato davanti e