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lunghi lunghi. Oi voleva altro che le mie scempiate ali di pulcino per salirvi!

— Camminiamo.

— Finalmente!... «Ohi cerca trova e chi domanda intende.»

Io non domandai nulla, ma trovai qualcosa; una specie di palo, non troppo alto, legato a una vite e frastagliato da certe piccole cannucce, che facevano proprio al caso mio.

11 posto era buono, tanto più che era riparato da una specie di vecchia tettoia, la quale, se era opportuna lascio giudicare a tutti coloro che usciti di casa senza ombrello e sorpresi dal temporale, si sono trovati fradici mézzi da capo ai piedi.

Il posto era dunque buono; si trattava solamente di salirvi. Ma lì stava il busillis! Come v’invidiai in quel momento, agili uccelletti dallo svelto corpicciòlo e dalle piume leggiere!

Avevo una gran paura di fare un capitombolo e di rompermi una gambina; ma chi non risica non rosica, dice il proverbio, e io aprii le ali e mi slanciai....

Bru-tu-tum!

Cascai in terra.

Ahi! ahi! mi rialzai tutto indolito, e dato uno sguardo all’intorno per vedere se nessuno poteva ridere alle mie spalle, mi rifeci da capo.

Bru-tu-tum!

E ricascai.

Mi trovai profondamente avvilito, ma deciso, peraltro, a ritentar la prova.

Frattanto era cominciato a piovere dirottamente