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che fossero dannosi a’campi coltivati; sai quel che dovettero fare in capo a due anni? Li richiamarono in fretta e furia, perchè le terre erano gremite di bachi, i quali visto che potevano darsi bel tempo senza paura, avevano stabilito il loro domicilio nei più bei cavoli e nelle insalatine più appetitose. Ohe ne dici?

— Dico che forse avrai ragione; ma intanto io quella vita non la potevo durare; la bile mi soffocava; sai quel che mi messi a fare? La Teresina, come ti ho detto, aveva una gran passione anche per i fiori, e tutti i giorni veniva fuori con rinvoltini pieni di semi che le regalavano le sue amiche; si dava gran cura di scegliere i vasi più adatti, di empirli di terra, e poi di metterci i suoi semi. Era quel che volevo.

Appena aveva voltato l’occhio, io mi mettevo subito a beccarli, e in men di cinque minuti distruggevo un lavoro che le era costato assai tempo; figurati la sua stizza quando se ne avvedeva! Dava in ismanie, si metteva a piangere, e io intanto me la godevo.... Ah! Ah! —

E il galletto si mise a ridere con quel certo riso di chi è contento del fatto suo.

Ma io, serio serio:

— Ti pareva di far delle belle cose, eh? Non ti vergogni a raccontarle?

— No davvero. Dunque, secondo te, uno si deve prendere in santa pace tutti i dispetti senza cercar di ricattarsi?

— Nessuno ti faceva dei dispetti: eppoi quand’anche qualcosa ci fosse stato, il tuo dovere era di pazientare; non ci si vendica mai; con la vendetta