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stava guardandomi con un’aria fra sorridente e compassionevole.

— Ohe bella giornata! — diss’egli tanto per cominciare.

— Bellissima, — risposi io, e lì.

— Ohe cosa fai costì solo solo?

— Nulla, mi annoio; ho una grand’uggia addosso; la mamma si sente male, e quando non la vedo mi par d’esser perso.

— Lo credo! Dev’essere una gran consolazione l’avere una mamma buona e amorosa come la tua. Felice te!

— O tu, — esclamai io maravigliato — non l’hai avuta?

— Pur troppo, ma per poco. È una storia trista la mia, caro pulcino. —

Disgraziatamente mi venne la curiosità di conoscerla, quella trista storia, ma non m’arrischiai a esprimere il mio desiderio, ricordando i consigli che poco avanti mi aveva con tanta amorevolezza dati la mamma.

Il galletto, però, che era furbo quanto sette volpi, me lo lesse negli occhi e con modi dolcissimi:

— Vieni, — diss’egli — c’è più d’un’ora a buio: faremo una giratimi per la viottola, e ti racconterò tutto.

— Ma io non so se fo bene, — risposi balbettando, — la mamma non ne sa nulla.... è malata....

— Ti ha forse proibito di passeggiare?

— Non dico questo, ma....

— Ti ha proibito di star con me?

— Ti pare!