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245 — sorpresa ma non senza una grande tenerezza. Quel povero galletto spelacchiato le ricondu¬ ceva al pensiero i lieti giorni della sua infan¬ zia, quando si divertiva ad annodargli un nastrino color di rosa al collo e a farlo guar¬ dare alla spera « Dopo una settimana del mio arrivo. « Signora mia, debbo darle la triste notizia che Oocò è morto. Dapprima, nel rivedere il suo paesetto, il podere nativo e l’antico pol¬ laio, era parso come ringiovanito e mai più giocondi chicchirichì gli erano usciti dal gra¬ cile collo. Ma cessata a poco a poco quella specie di esaltazione è caduto in una certa sonnolenza da cui nou sono bastati a riscoterlo nè le cure amorose della Marietta nè certe gocce di certosino che essa gli ha voluto in tutti i modi versare nella gola. • « È morto serenamente, senza scosse, senza lamenti, nel luogo stesso ove sua madre, molti anni prima gli aveva detto addio per l’ultima volta. Allora l’ambizioso “Pulcino” partiva, — 246 —