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Feci l’atto di fuggire da quella stretta, da quelle carezze che mi riuscivano odiose. — Non ti muovere : — mi disse con dol¬ cezza. — Ti faccio proprio orrore? — Io non dico codesto.... — balbettai — ma preferisco di star lontano da te ! — Tu mi odii sempre a causa della strage dei tuoi figli.... — sussurrò mugolando. — Mi pare che sarebbe una ragione giu¬ stificata ! — risposi piangendo. — Oh Oocò, buon Oocò, — riprese Medoro dandomi una gran leccata in iin’ala tutta ab¬ bruciacchiata — rifletti bene a quel che dico. Io non avevo alcuna idea malvagia riguardo a te e ai tuoi pulcini. Capivo solo confusa¬ mente che il padrone desiderava che io gher¬ missi e magari strangolassi dei piccoli uccelli, eguali, press’a poco, ai tuoi figliuoli. Quante volte dopo i primi e infelici tentativi di caccia mi veniva a sbattere sul naso un cardellino ferito, come per dirmi : « Imbecille ! Questa presa la dovevi far tu ! » E così sempre fino al giorno fatale in cui ebbi a soffrire insulti e scherni crudeli sulla —