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questo d’essere il pollo più sventurato che sia vissuto sotto la cappa del cielo ! I miei tìgli, messi in ùmido con dei fungili, servirono al pranzo del giorno dopo, e mia moglie fu seppellita sotto un pedale di fichi. Così va il mondo. Oh se la signora Ida Bac- cini sapesse questa storia dolorosa! XIII. Il cuore di un cane. (Qui c’è una lunga interruzione nel mano¬ scritto. È evidente che al povero galletto, colpito negli affetti più legittimi e cari, mancò la forza di continuare il racconto delle sue tristi vi¬ cende. — I. B.). È tornato maggio, son tornati gli uccel¬ letti a fabbricare i nidi per le spose e pei figli: ma per me, ornai, ogni speranza di gioia è morta. T - 231