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228 — — So che è un cane da caccia, ma il babbo non se ne è mai occupato. So che una volta quando partorì la gatta, Medoro ammazzò tutti e quattro i gattini.... — E codesta la chiami caccia ? — domandò il signorino infuriato. La conversazione fini lì, o almeno nes¬ sun’altra parola giunse al mio orecchio, giac¬ ché tutti rientrarono in casa. Siccome, l’ho già detto, la stagione era tepida, io lasciai che i ragazzi vagassero liberi un’altra mezz’oretta nel giardino, e mi occupai seriamente di mia moglie le cui sofferenze au¬ mentavano di momento in momento. E nessuno in casa se ne era accorto! Passò così un po’ di tempo, quando un fra¬ casso spaventevole mi fece riscotere terribil¬ mente. Qualcuno, nel giardino accanto, s’era divertito, come spesso accadeva, a tirare una fucilata in aria. In generale questo scherzo poco grazioso aveva il fine di fare scappare, gnaulare e strillare tutti i gatti e i fanciulli del vicinato ; ma questa volta ebbe (Dio assistimi !) conseguenze più tragiche. Medoro, eccitato dal —