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sparì — 215 con essi nella porta vetrata, che separava il giardino dal salotto da pranzo. Io supposi che si trattasse d’una prova pel concerto della sera: ma mia moglie si mise a pianger dirottamente, temendo qualche disgrazia. — Via, giuccherella, — le dissi con con¬ vinzione — se i nostri figli fossero stati desti¬ nati alla tavola dei padroni, la signora Caro¬ lina non si sarebbe espressa in quel modo curioso. Ai condannati a morte non si chiede come cantano nè si dichiara se sono di primo o di secondo canto. Ne Convieni? La sventurata abbassò il capo ma non mi rispose. Circa un’ora e mezzo dopo, avvenne un gran brusìo nel giardino. Fu preparata una tavola sotto il gran per¬ golato, e ben presto sul candore della tovaglia fu uno scintillìo di cristalli, un rosseggiare di frutti, uno splendore d’argenteria. Ma i miei figli, i miei figli! Eccola finalmente l’ospite desiderata, la fanciulla per la quale nella pacific