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bei pa- — 194 — lazzi ove avrei fatto la signora e le belle ca¬ pigliature nere su cui avrei brillato come una fiamma. Un giorno un moscone venne ad avvisarci in fretta e furia che i padroni del nostro giar¬ dino ricevevano, niente di meno, che il Ee e la Regina e che quindi fra poco il giardiniere sarebbe venuto a far man bassa su i fiori più belli. Là mamma non si sgomentò ; ringraziato il moscone si rivolse a me e mi disse: — Sta’ ben attenta alle mie parole. Quando sentirai i passi del giardiniere, non ti agitare, non drizzarti sullo stelo, come se tu avessi la tarantella: ma curvati dolcemente su di me, che mi rimpiatterò del tutto dietro quest’alta spalliera di mirto. È una malizia che ho messo • in pratica altre volte, con felici resultati. Egli non sospetterà neppure la nostra esistenza e passerà oltre, tanto più che vicino a noi ci sono delle magnifiche piante di viole bianche.... — Oh mamma! — esclamai con rincresci¬ mento — e se fossimo state destinate alla Re¬ gina! che onore per noi! — 195 —