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192 — Un boccino roseo e odoroso mi preservava dai raggi troppo ardenti del sole il mio lungo calice tutto coperto di borraccina, e dalle avide mani dei fanciulli mi di¬ fendeva una vera selva di spine sparse lungo il mio gracile stelo. La mamma, una bella rosa semiaperta che i ro¬ si gnoli salutavano coi loro più bei canti d’amore, aveva per me mille cure tenerissime. Mi beava col suo profumo, scuoteva sulla mia corolla sitibonda le stille della rugiada notturna, e siccome fin d’allora io nutrivo una profonda avversione per il buio e pei brutti bachi che cercano un asilo fra le no¬ stre foglioline, la mamma aveva preso a servigio due lucciole, perchè mi facessero da lumini da notte. Non potevo desiderar di più: eppure desi¬ deravo, desideravo. Alcuni mosconi che veniJ vano giornalmente a pranzo da noi ci raccon¬ tavano quasi sempre molte storie meravigl