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cio coi — 159 — miei genitori, stesi le ali, mi raccomandai a Dio, e in meno che si dice fui sul tetto del Palazzo del Ee. Doveva esser quello, pel momento, il mio domicilio, e io, per non cedere al dolore che mi serrava la gola come in una morsa di ferro, mi messi subito in cerca di un tegolo protet¬ tore. ISTe trovai presto uno comodo e verdeg¬ giante di una curiosa erbolina, che mi rallegrò gli occhi e il cuore. Oh, che cosa è il verde per noialtri uc¬ cellini ! Il sole scendeva all’orizzonte, e un venti¬ cello soave, carico del profumo di mille fiori, faceva tremolar dolcemente le foglioline an¬ cor tenere degli alberi. Giù nei viali era un vero via vai di persone e di carrozze eleganti, dove stavano sdraiate, più che sedute, delle belle signore in ricche acconciature chiare. Ohe leggiadri visini inghirlandati di v