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— 139 — ci sia da mangiare, mi farebbe un vero re¬ galo. — Ma s’immagini! È mio dovere. — La precedei fino alla mia elegante stia di legno bianco, dove in uno spazio relativa¬ mente breve, erano riuniti tutti i comodi della » ' vita: acqua fresca, bastoncelli da appollaiarsi, sassolini per facilitare la digestione e un grosso tegame di crusca e midolle di pane rin¬ venute. — Si serva! — dissi alla Fanny, accennan¬ dole il tegame. La mia fidanzata ci tufi'ò il becco, ma lo rialzò quasi subito, dicendomi con tòno sprez¬ zante : — O che sudiciume è questo? — È un pastone eccellente; — risposi mor¬ tificato — non capisco come non le piaccia. Io ne sono soddisfattissimo ! — Ah sì? Può darsi. Ho sentito dire che lei è un mezzo contadino; quindi non può inten¬ dersi dei cibi fini. — Sentii che la cresta, dalla gran rabbia con¬ tenuta, mi diventava una fiamma.