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a i no — 104 — stri pregi, non con l’intenzione di farci de’compli¬ menti, £ome semplicemente avevo cre'duto, ma bensì per trovar de’compratori. Indegno! Si avvicinò intanto una serva, con un gran pa¬ niere in braccio, da cui faceva capolino un enorme zampone e un mazzo di spinaci. . — Quanto ne volete di questo capponcello! — di ss’ella stazzonando il povero Cocò, che mi gua r¬ dava con aria compassionevole. — La mi darà quattro lire, e farà un buon affare. — Misericordia ! O che credete voi eh’ e’ si vadano a rubare i quattrini! — O quanto la mi darebbe? — Tre lire e basta. — Gli è poco, ma via, tanto per cominciare e’ si farà anche questa. — E Cocò fu venduto. Povero Cocò! — Signori, ci ho un gallettino tenero come l’acqua. A poco!... a poco!... a poco!... — Si avvicinò un ometto grasso bracàto, con gli oc¬ chiali turchini sul naso e un grande ombrellone di tela sotto il braccio. — Vediamolo, il vostro gallettino, — diss’egli, rivolgendosi al mio conduttore. Lo sciagurato mi messe in mostra,' ed io strinsi subito amicizia col mio futuro compratore, dandogli una bella beccata sul dito pollice. — Ahi! E quanto ne chiedete? — Ci si accomoderà, sor padrone..., — No, no, dovete dirmi il vostro avere. — La mi darà due lire e mezzo. È contento? \ — 105 —