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98 — Biagio metteva tanto calore a difender que’ cattivoni, come avrebbe potuto far del male a dei polli inno¬ cènti? Non vi pare? Approvammo col capo. — Del resto, — continuò il cappone — era un uomo pacifico e puntuale quanto mai; alle sue ore si levava, alle sue ore tornava a casa, e non c’ era caso che sgarrasse mai un minuto. La Caterina, così si chiamava la serva, non fa¬ ceva altro che lodarsene, del suo padrone. Sfido io a far diversamente! Chi (si sarebbe mai aspettato che sotto quel faccione di luna piena e sotto que’ modi giovialoni si nascondesse un cor di macigno ? Il sor Biagio ci voleva bene a tutt’ e tre, ma la sua prediletta era la mamma, e più che ci si avvici¬ nava alla primavera e per conseguenza al giorno di Pasqua, le attenzioni che l’avvocato aveva per lei erano tali e tante, che alla mia sorellina ed a me parevano perfino un po’ esagerate ; figurate vi che per la mamma non si trattava più di mangiar crusca e pan molle; quella era roba per noi; a lei la Cate¬ rina, per ordine del sor Biagio, s’intende, dava delle brave cucchiaiate di riso cotto nel latte! a lei noci, a lei mandorle; anzi, ve lo devo dire o no? Ve lo dirò, affinchè conosciate meglio la perfida dissimulazione di lui. La mamma, incoraggiata da quelle moine, si at¬ tentava a beccargli fin sulla bocca il pinòlo che l’av¬ vocato le porgeva stretto fra i labbri ; e l’innocente gallina non dubitava, neanche per ombra, che sotto tali smorfie ci covasse un mister