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re un — 96 — po’ di sollievo a un malato, sento che morirei vo¬ lentieri anche subito. — Benone; questi sentimenti ti fanno onore! — esclamò Cocò — ma se invece la tua morte dovesse servire a soddisfar la gola, dico la gola, d’un ma¬ scalzone qualunque, moriresti con la stessa rasse¬ gnazione ? — No di certo, ma mi farei coraggio e penserei che per detto e fatto mio, il mascalzone passerebbe un bel quarto d’ora. Scusa; o che non è una bella cosa far del bene a tutti, anche a chi non se lo merita? — Gran buon figliuolo ! — esclamò Cocò intene¬ rito; — se tu sapessi il bene che mi fanno le tue parole! È la prima volta, dopo le mie dolorose vi¬ cende, che trovo qualche conforto nelle parole dei miei simili. — O bravo via! Ho proprio caro di averti solle¬ vato un po’ lo spirito. Amici miei; — seguitò l’allegro galletto, rivolgendosi agli astanti - la mia ultima padrona era una donila grassa e ' fresca come una rosa; non aveva un pensiero al mondo, e se qual¬ cuno le parlava di morire, rispondeva queste precise parole che ho tenuto sempre à mente, e delle quali v’ esorto a far tesoro : « Io della morte non ho paura, perchè finché ci sono io, non viene lei; e quando viene lei, vo via io. » Una spontanea risata accolse le liete parole, e per quel giorno il buon umore regnò da sovrano nella pennuta conversazione. Ma per il povero Cocò quelli erano lampi d’ila¬ rità; lampi e nulla più. Il povero Cocò aveva un gran peso sul cuore; e se stava allegro un