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l più — 95 — delle volte lunghe lunghe, che durano degli anni; c’è chi ha male al petto, chi al capo, chi alle brac¬ cia, chi alle gambe, per fino a’ denti. A noi, bisogna convenirne, il buon Dio ce Pha risparmiate queste malinconie, e per lo più arriviamo alla famosa al¬ lungatura di collo, sani e freschi come pesci. Eppoi ce n’è un’altra: gli uomini, quando son morti, puzzano che mai, e son buttati a marcire nè più nè meno come i ciuchi e i cani. Eoi altri invece siamo ripuliti, lavati e cotti cotogni cura, e portati in tavola in mezzo a brave salse e a bottiglie piene di vin buono. — Sì! ma ci mangiano! — esclamò melanconica- mente un piccione secco allampanato, a cui era morta pochi giorni avanti la moglie. — Ci mangiano? — proseguì allegramente il gal¬ lettino — meglio così ! Segno che siam buoni a qual¬ cosa anche dopo morti, e questo è un privilegio di cui gli uomini almeno non si possono vantare. Ma anzi, guarda, dico male; anche loro sono mangiati. — E da chi ? — Da’ bachi ; sissignore, da’ bachi. Ora, sia detto qui fra noi, mi pare molto meglio essere sgranoc¬ chiati da’ bianchi dentini d’un bel fanciullo, che da quelle schifose bestiacce. Eppoi ne dimenticavo un’al¬ tra: quanti poveri malati si sentono riavere e gua¬ riscono, dopo aver preso delle belle chicchere di brodo buono ! E questo brodo, sono i nostri corpicini messi in pentola, che lo fanno sì buono e sostanzioso. Sentite veh, quando con la mia morte potessi allungare i giorni d’una povera veccliiarella o procura