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94 — Si avvicinava a gran passi il Natale, e tutti i cono¬ scenti del signor Angelo avevano fatto a gara chi a mandargli una coppia eli piccioni, chi una bella pollastra da farsi lessa, altri un paio di capponi, e ci fu anche chi mandò più d’uno smilzo gallettino dalla cresta prepotente. Sarebbero stati di gran bei giorni quelli, se la paura della morte non avesse angustiato il cuore dei miei sventrati compagni. Poveretti! Strappati a viva forza dalle loro famiglie e gettati là a caso presso persone sconosciute, erano proprio degni di compassione. Uno specialmente-, un capponcello giova nino a cui il signor Alberto avea posto nome Cocò, mi com¬ moveva non poco per il suo aspetto triste e pensieroso. Si vedeva subito che quel poveretto doveva aver sofferto molto. Nè m’ingannavo. Poi c’era un galletto, il quale aveva sempre il capo al chiasso ; buon figliuolo, però, veh ! Con le sue barzellette, e ne trovava ogni momento delle nuove, ci teneva allegri tutti, e spess’ e volentieri, poteva vantarsi di far sorridere anche il malinconico Cocò. Di morire non ne parlava mai, e se qualcuno lo costringeva a metter fuori il suo parere su tal pro¬ posito, rispondeva ridendo: — Morire presto o tardi bisogna; gli è un debi- tuccio che in tutti i modi dobbiamo pagare, e non siamo soli, sapete? Chè anche gli uomini, con tutta la loro superbia, ci hanno a stridere anche loro. Anzi noi, siamo giusti, non si patisce mica dimolto! Una tiratina di eolio e via. Mentre gli uomini, poveracci, sono condotti alla morte da certe malattie i