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Stato della colonia per tre successivi anni.



Q

uesta liberazione rese più mansueti per qualche tempo i nostri Inglesi. Gli avea compresi d’orrore tutto quanto aveano veduto, e la prospettiva che tutto ciò presentava atterrivali: soprattutto l’idea di potere un dì o l’altro cader fra gli artigli di tali viventi che non solamente gli avrebbero uccisi come nemici, ma come cosa buona a mangiarsi, ed avrebbero per conseguenza usato con essi nella stessa guisa che usiamo noi con le nostre gregge. Eglino stessi mi confessarono che il pensiere di essere mangiati a modo di castrati o di buoi, ancorchè fosse a credersi che tal disgrazia non interverrebbe loro se non dopo morti, ingombrarono le loro menti d’un siffatto terrore, che per molte settimane non ravvisavano più sè in sè medesimi. Ciò, come dissi, addimesticò i tre brutali Inglesi de’ quali ho parlato più volte, onde per un bel pezzo divennero trattabili, e si prestarono sufficientemente ai comuni bisogni della società, piantarono, seminarono, diedero l’opera loro nel fare i ricolti: in somma si erano fatti quasi nativi della terra nella quale vivevano. Ma passato qualche tempo, tornarono da capo col farne delle loro, il perchè si videro ad un brutto repentaglio.

Furono essi che fecero prigionieri i tre selvaggi fuggitivi da me commemorati poco fa, e poichè questi erano bei pezzi di giovinotti vigorosi, gli adoperarono come servi avvezzandoli a lavorare per essi; e questi tutta l’opera che può da uomini schiavi prestarsi, la prestarono sufficientemente. Ma i loro padroni non si regolarono come feci io col servo mio Venerdì, partendo dal principio di compier l’opera mia di beneficenza dopo avere salvata la vita ad un uomo. Non instillarono loro, nè certo il poteano, veruna massima di morale, molto meno di religione; nessuna di civiltà, niuna cura ebbero di affezionarseli con le buone maniere anche quando v’era il