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86 Atlandide


Essa è madre più volte; al proprio petto
     Ella, è ver, non appende i suoi marmocchi,
     Nè mai fra un bacio e un carezzevol detto
     Se li vede addormir sopra i ginocchi;
     Neppur tu, neppur tu, fragil maschietto,
     Regalate hai da lei chicche e balocchi,
     Tu che col cereo volto e l’occhio spento
     Ricordi a lei non un amor ma cento.

Altre cure, o piccini, altre dolcezze,
     Più gloriose tutte e più feraci,
     Danno alla mamma vostra oro ed ebbrezze
     E gloria, ancor che a voi tolgano i baci;
     Ma se mancano a voi le sue carezze,
     Beni avrete da lei meno fugaci,
     Chè a compensarvi del suo mal governo,
     Già scrive un libro su l’Amor materno.

Costei rivolta al bieco mostriciatto
     (O sia drudo o marito ovver bertone,
     Chè a tali ufficj egli è del pari adatto,
     Anzi l’ultimo è sua professione)
     Come! gli dice, e stai qui a fare il matto,
     Ovveramentesia l’asin cordone,
     E non pensi che in casa abbiam l’usciere,
     Che sta per sequestrarci anche il sedere?