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260 Atlandide


Giungono in questa a un mormorevol rivo,
     Che come nastro nitido azzurreggia,
     E placido s’avvolge a un aureo clivo,
     Su cui dell’Utopia s’alza la reggia.
     Di rosee nubi un padiglion festivo
     Docile all’aure l’edificio ombreggia,
     Cui dintorno un giardin vario s’accoglie
     Di gemmei fiori e di perpetue foglie.

Una lucente, vaporosa zona,
     Il cui candido seno occhio non varca,
     Di melodie dolcissime risuona,
     E qual sospeso mar su lui s’inarca.
     Quivi la Fantasia spesso abbandona
     Ebbra di luce la sua vitrea barca,
     E divine vi scopre isole e belle
     Nebbie rotanti che saran poi stelle.

Qui le Ipotesi audaci e qui i secreti
     Ideali del mondo han vita e regno,
     Qui la Beltà che dà baci a’ poeti,
     Qui la Gloria che cresce ali all’ingegno;
     Le Speranze dei saggi e degli asceti
     Qui maturano in onta al vulgo indegno;
     Qui dei martiri il sangue in bei vapori
     Roseo s’inalza e si tramuta in fiori.