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258 Atlandide


Con un vago sorriso indi a lui vòlta,
     A lui che ad adorar quasi s’inchina:
     Se il tuo core, gli dice, il vero ascolta,
     Non è la mia beltà cosa divina:
     Gemma che agli antri della terra è tolta,
     Alla luce materna arde e si affina;
     Ed io così, dal reo secolo uscita,
     Nel Sol mi abbello che mi diè la vita.

In questa luce gloriosa e pura
     Arditamente ogni alto cor si accoglie,
     Cui l'error trionfante e la sventura
     Nel trionfo del Ben fede non toglie:
     Qui solitario ai disinganni indura,
     Rovere che non mai perde le foglie,
     Chiunque nel tenace animo aspetta
     Che l’offesa Giustizia abbia vendetta.

Da questo cielo, da quest’aure fide
     Ebbe al petto conforto, ali al pensiero
     D’Atene il Giusto, che sereno vide
     Primamente nel Buono il Bello e il Vero.
     Invidia turpe che ghignando uccide,
     Bieco Sofisma che calunnia austero,
     Stupida Fede che nel mal gavazza,
     Tre mostri in un, gli avvelenâr la tazza.