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234 Atlandide


Uno stormo di piche ammaestrate
     Intorno al palco strepita e svolazza,
     Come branco di saffiche sguajate,
     Ond’or la musa maremmana impazza;
     Con jati osceni e voci cadenzate
     Laudi perpetue al tristo re schiamazza,
     Mentre dall’alto in lui piega i severi
     Occhi e scrolla il gentil capo Vochieri.

Qui da Pietro a Leone (ahi, l’abborrita
     Di Giuda eredità non anco è chiusa?)
     Piomban quei che venduta hanno e tradita
     Sión sempre ingannata e sempre illusa;
     Chi trafficò la propria e l’altrui vita
     Or qui nel fango ha l’anima confusa;
     Qui ruina chi fece il mondo triste
     Di rapine, di stragi e di conquiste.

Ruina, e sopra a lui fan mora e monte
     Armi, emblemi, trofei, bronzei cavalli,
     Obelischi che al cielo erser la fronte,
     Granitici colossi ed aurei stalli:
     Opere di viltà, memorie d’onte
     Tramandate nei marmi e nei metalli,
     Cui nel suo novo, irresistibil corso
     L’umana Civiltà scote dal dorso.