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232 Atlandide


Qui gl’idoli selvaggi, onde l’umana
     Gente si torse in sì tenace affanno,
     Vagolanti fantasmi all’aura vana,
     Dalla terra e dal cielo esuli vanno:
     Un occulto poter li batte e sbrana,
     Nè tregua mai di tal martirio avranno,
     Finchè l’uman Pensier tutto redento
     Non li disperda un dopo l’altro al vento.

Piovono qui, sotto a’ gagliardi fiati
     Onde le tarde menti il Ver disgombra,
     Quanti rei libri in folli età pregiati
     Sparsa la terra han di malizia e d’ombra:
     Mostri sul Ren dall’avarizia nati,
     La cui plumbea dottrina Italia ingombra;
     Mostri nati alla Senna e d’aria pregni,
     Ch’empion di vanità gl’itali ingegni.

Saltar qui mira in orride tregende,
     Come luride streghe intorno al noce,
     Quante folli, crudeli, empie leggende
     Lusingarono già l’età feroce:
     D’origine celeste e di stupende
     Tempre e d’opre immortali ebber già voce;
     Ma all’oblio condannate o al vitupero
     Urlano or qui sotto al flagel del Vero.