Pagina:Atlantide (Mario Rapisardi).djvu/202

202 Atlandide


Un uom dalla selvosa e grigia chioma,
     Dal tardo corpo e dall’arcigno aspetto,
     È della gente, che dal ciel qui toma,
     Il campion vero e l’esemplar perfetto;
     S’un gli gridasse: Ajuto, in fiamme è Roma!
     Non caccerebbe un piè fuor del suo letto,
     Ma dando volta al suo corpo di tonno,
     Si darebbe di nuovo in preda al sonno.

Alderoni è costui, che in volto alpestre
     E in selvatiche membra alma ha gentile,
     E a cui le Muse, che gli fûr maestre,
     Spirâr l’ingegno e illeggiadrîr lo stile;
     Ma fortuna ed amor d’aure sì destre
     Lo carezzâr nel rigoglioso aprile,
     Che fra gli ozj soavi a poco a poco
     Gli si smorzò de’ sacri impeti il foco.

Ben dal suo limitar, mentr’egli avvolto
     Tra pugne liete in obliose piume,
     Ai gloriosi studj ed a sè tolto
     Credeasi intero all’incostante nume,
     Con dolce voce, con benigno volto
     Il chiamò l’Arte a più gentil costume,
     E ad invogliarlo a genial lavoro,
     Gli additò presso un ramuscel d’alloro;