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162 Atlandide


Rispose Esperio: Del muliebre oltraggio
     Non darti, anima mia, troppo pensiero;
     So bene che schivar liti è da saggio,
     E le dame servir da cavaliero;
     Ma come vuote nuvole di maggio
     Sfumeran l’ire ed il furor guerriero
     Di queste al sol veder quello c’ho in serbo
     Dal dì che nacqui irresistibil nerbo.

L’oratrice, ch’avea chiuso fra tanto
     Del suo sermone fluvial la vena,
     Accesa il cor d’entusiasmo santo
     Tra la folla si sbraccia e si dimena;
     Ma la patrona, in cui speravan tanto,
     Pian pianino s’invola all’ardua scena,
     E in un loco recondito si reca
     A giocar con le ancelle a gattacieca.

Una allor della turba, a cui sul naso
     Dato d’Esperio il novo aspetto avea,
     Accodatasi a lui come per caso,
     Colse in aria alcun che del dir d’Edea;
     Di sospetti il maligno animo invaso,
     Che quei fosser gl’infami ebbe in idea,
     E senz’altro aspettar, con voce roca
     A schiamazzar si diè peggio d’un’oca.