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l’iride 105 L’IRIDE Dall’aspra gola e dalla scissa sponda, Fra negre rupi smisurate, il fiume Giù nell’abisso ove non splende lume Precipitando senza fin sprofonda. Dell’acque il greve e torbido volume Balza, tuona, s’infrange, e furibonda Insorgendo e cozzando onda contr’onda, Tutto è strazio e fragor, vortici e spume. Ma sul cieco tumulto e la ruina, L’iride, nel fremente aer sospesa, Incontro al sol l’arcato nimbo inclina; E lieve, muta, immobile, tranquilla, Di sette luci adamantine accesa, Ingemmando l’abisso, arde e sfavilla. Graf, Le Danail L X4