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LA LEGGENDA DI EG’CARTO 95 Passar da questa alla superna vita. Non suono d’arpe da maestre dita, Sotto la luna, disposato al vento; Non fuggitivo e tenero lamento Di sospirosi flauti entro la scura Notte perduti; non profonda e pura Voce d’organo, allor che fa le cupe Volte e i pilastri d’intagliata rupe Spiritalmente palpitar nel voto Aere, dato gli avean pure un remoto Presentimento mai di quell’arcana Voluttà, di quell’estasi sovrana. IV. Ma cessa il canto, e ancor tra fronda e fronda Scende quel raggio a saettar nell’onda, Piegato appena; e il giovane, levando Gli occhi bramosi, dileguar pel blando Azzurro vede il prodigioso uccello. Per seguitarlo move il pie; ma in quello La campana del chiostro ode, che suona Poco discosto, annunziando nona.