Pagina:Arturo Graf - Le Danaidi.djvu/106


94 T,A LEGGENDA VX EfCATÌTO Per mezzo ai rami del vetusto faggio, Obliquamente sfavillando, un raggio Saettava di sole, e in una polla D’acqua feria, che sulla verde zolla Spandeasi muta, e simile ad un terso Occhio azzurro lucea. Sedendo immerso In quella gran quiete e in quell’austero Silenzio, Eccarto in un sottil pensiero Entrò, come potesse in paradiso Esser tanta letizia e tanto riso Quanto finger non sa l’umana mente, E durar senza tempo, eternamente. Or mentre egli s’andava in quell’astratto Pensier quasi smarrendo, ecco che a un tratto Un bianco uccello fra le verdi cime Del faggio prese a modular sue rime, Empiendo l’aria di sì dolce suono Che il cielo tutto e dell’Eterno il trono Parea fosser discesi in quel recinto. Stupì l’asceta, e ammaliato e vinto, Di tanta ebrezza e così nova il core Inondar si sentì, da tale ardore Delizioso si sentì consunto, Ch’e’ ben credette in quello stesso punto