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IL PL VTO ctrto,m di beilo a[petto, V era per fona pur «fili da bene: di coilui beni fimo mi fati sfa* cea,etei ifcambieuolmete di me,quàdo tra noi uno hauea bifogno de L’altro, eh. in che egli hauea bifogno de l’opra tuaì V, E non tante cofe. e mi riueriua molto, onde una fiatagli diedi ( poi chemelhebe dimandate) uinti drachme da farft una nelle, e forfi otto per calciarfue da ueftir le foreUe, e la madre, diedeli anchor da comperar quattro mozzi di fomento. eh. Non molto detto hai per Apolline, ma fi uede ch’ei t’honoraua,V portauati amore. V. L’amore era femplice e cafto. onde dicea che mi richiedeua tal cofe, acioche ornatofide le uefli ch’io gli facea, ogni fiata chele uedeua, s arricordaffe di me. eh. Narrimi come quello (he ti brammaua. v. uora ha mutato openione, e pare che mi porti odio. io mandandoli quella piadena con una fugazza altre gentilezze, fecretamente gli mandai A dire,che in quefla fera l’harei ui* fitato. eh. che t’ha egli fatto t dillomi. V. Mi rimandò egli tai gentilezze» con rifpoHa, che mai pili uenirà a me: apreffo )prezzando= mi,odo che diffe, che anchor per tempo affai i Milesij erano galiardi,e potenti. eh.