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Al.
Et io non ti minacciarò niente, ma prego ben che ti vengano queste cose. che tu stij à bogliere in quella padella di sepie, et quando vorrai dire una sententia in favor de Milesij, et guadagnar un talento, se ti stancherai à frettarti, che pieno di sepie tu possi esser il primo anchora chi venga in concilio, poi avanti il mangiare, sopravenga un huomo, et tu volendo pigliare un talento, in tanto che mangi, ti soffochi.
Co.
Stà ben per Giove, per Apolline, et per Cerere.
Po.
Et à me pare, anche ne le altre cose chiaramente che egli sia un'huomo da bene. di tal sorte niuno hora à questo tempo è stato fatto huomo à molti per uno bagattino. et tu ò Paflagone dicendo d'amarmi, m'hai allegato, et hor rendimi l’anello che da qui inanzi, non mi servirai.
Cle.
Tuotelo, ma sapi solamente, che se non mi lascierai governare, un'altro di nuovo pegior di me si fara inanzi.
Po.
Non è possibile che questo sia il mio anello. questo piu mi pare un'altro segno, ma non lo vego.
Al.
Horsu, lasciami vedere che segno ti era.
Po.
Una foglia arrostita ne'l sevo di bue.
Al.
Non è questo, non gli è foglia.
Po.
Che gli è dunque?
Al.
Un laro che ha aperto il becco, che canta su una pietra.
Po.
Oime sventurato.