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TERZA 27

Chi brama onor di sproni, o di cappello,
     Serva Re, Duca, Cardinale, o Papa;
     Io no, che poco curo e questo, e quello.
In casa mia mi sa meglio una rapa,
     Ch’io cuoco, e cotta su uno stecco inforco,
     E mondo, e spargo poi di aceto e sapa;
Che a l’altrui mensa tordo, starna, o porco
     Selvaggio: e così sotto una vil coltre,
     Come di seta, o d’oro, ben mi corco:
E più mi piace di posar le poltre
     Membra, che di vantarle, che a gli Sciti
     Sian state, a gl’Indi, a gli Etiòpi, ed oltre.
De gli uomini son varj gli appetiti;
     E chi piace la chierca, a chi la spada,
     A chi la patria, a chi gli strani liti.
Chi vuol andar a torno, a torno vada,
     Vegga Inghilterra, Ungheria, Francia, e Spagna:
     A me piace abitar la mia contrada.
Visto ho Toscana, Lombardía, Romagna;
     Quel Monte che divide, e quel che serra
     Italia, e un mare e l’altro, che la bagna.
Questo mi basta; il resto de la terra,
     Senza mai pagar l’oste, andrò cercando
     Con Tolomeo, sia il mondo in pace, o in guerra.
E tutto il mar, senza far voti, quando
     Lampeggi il ciel, sicuro in su le carte
     Verrò, più che su i legni, volteggiando.