Pagina:Ariosto-Op.minori.2-(1857).djvu/545


lettere. 535

IV.1

Al duca Alfonso d’Este.

Illustrissimo signor mio.

Hor hora, che son XIX hore, son giunto in Fiorenza, et ho trovato che questa mattina il duca d’Urbino2 è morto. Per la qual cosa sono assai in dubbio di quello che ho a far; perchè andar a condolermi de la morte della duchessa,3 non so con chi; maximamente che mi par che la morte del duca importi tanto, ch’abbia fatto scordare il dolore della duchessa. Finalmente mi risolvo di aspettare nôva commissione da Vostra Excellentia, et in questo mezo starmi nascoso con messer Pietro Antonio, acciò parendo ch’io mi condoglia col cardinal de’ Medici et con quel de’ Rossi,4 de’ quali l’uno o l’altro s’aspetta oggi o domattina, io possa far l’uno e l’altro officio. Et anco quando a Vostra Excellentia paresse ch’io facessi solo quello per il che fui mandato, io potrò dire com’ero venuto per dolermi della morte della duchessa; ma avendo veduto questo nôvo caso, mi son restato, per non essere importuno. Sicchè Vostra Excellentia mi avvisi quanto ho a fare: et s’anco io fallo a non far quello che mi è stato commesso, quella mi perdoni; ch’ho fatto per far bene. Et in grazia di V. S. Illustrissima mi raccomando.

Florentiæ, iiii maii (1519).

Humilis serv.
Lud. Ariostus.


Fuori.— Illustriss. et Excellentiss. Dom., D. meo singulariss.
          Duci Ferrariæ.
                                        Ferr. cito cito.


  1. Pubblicata dal Baruffaldi, Vita ec., p. 278.
  2. Lorenzo de’ Medici, il giovane.
  3. Maddalena de la Tour d’Auvergne.
  4. Della parentela dei Rossi di Parma coi Medici di Firenze, vedi la nota ai versi 97-99 della Satira VI.