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atto quarto. — sc. ii, iii. 475

Bonifacio.Ben venga messer Lazzaro, e ben vengano
Queste madonne.
Lazzaro.                            E voi, che messer Bartolo
Credo siate...
Bonifacio.                      Son Bartolo, a servicio
Vostro.
Lazzaro.            Siate per cento e cento milia
Volte il ben ritrovato. O mio discepolo!
Voi mi parete, messer Bartol, giovene
Come vostro figliuol: si potría credere
Che vi fosse fratello.
Bonifacio.                                 Il non mi mettere
Molti affanni e fuggir tutti gl’incomodi,
Mi mantien fresco. Andiamo in casa: debbono
Queste donne aver freddo. Oh, come penetra
Quest’aria il capo! Pur troppo, patita la
Hanno stamane in nave! Corri, Accursio,
Di sopra, e fa un buon fuoco. LesserFonte/commento: Correz. del trascrittore Lazzaro,
Venite dentro, e comcinciateFonte/commento: Correz. del trascrittore a prendere
Possession della casa, che li meriti
Vostri fan vostra, con l’aver, con gli uomini,
Con ciò che siam o che siam mai per essere.
Lazzaro.La vostra umanitade, messer Bartolo...
Bonifacio.Beh, non moltiplichiamo in cerimonie,
O ponianle da canto, o differiamole
A far appresso il fôco nella camera.


SCENA III.

ACCURSIO.


Appunto siam come gli augéi che cascano
Nella rete, che quanto si dibattono
Più per uscirne, tanto più s’intricano.
Noi procacciam rimedio a un male, e nascere
Ne facciam tre peggiori e più difficili
Da risanar; nè del primo pericolo
Usciam però. Se l’astuzie succedono,
Più per necessità che per giudizio
Da noi trovate, dobbiamo a miracolo
Attribuir, più tosto che a prudenzia.
Ma che possiam noi fare altro, assaltandoci